Tra i tanti Volontari e Volontarie che sono intervenuti a seguito del Terremoto nel Centro Italia, vi è stata anche Valentina Bosco, Volontaria di Croce Rossa Italiana del Comitato Locale di Agro e Psicologa “SEP” (Soccorso per l’Emergenza Psicosociale). Dopo aver prestato servizio per una settimana presso il Campo di Accoglienza nei pressi di Porto Sant’Elpidio (FM), al suo ritorno sono ancora forti le emozioni e gli insegnamenti di quell’esperienza.

Partiamo un po’ dalle radici: con che motivazioni sei entrata in Croce Rossa?

“Inizialmente consideravo Croce Rossa per l’ambito sanitario in cui è stata storicamente impegnata, la percepivo esclusivamente come servizio di Ambulanza. E con quest’ottica ne sono voluta diventare una Volontaria, per migliorare il mio approccio con qualsiasi persona in condizioni di salute precarie.
Ma, una volta dentro, mi sono resa conto che Croce Rossa è molto attiva anche nel Sociale e, essendo già Psicologa, ho trovato molto più interessante questo settore, potendo mettere a disposizione del prossimo la mia preparazione e le mie attitudini.”

 

A poco più di un anno dal tuo ingresso in Croce Rossa (2015) sei stata chiamata per questa Emergenza. Come hai reagito alla conferma della tua partenza?

“Quando da casa vedevo in TV i servizi sul terremoto ed i terremotati, avevo il desiderio di poter contribuire personalmente con il mio supporto. Proprio per questo avevo già dato disponibilità per l’emergenza di Amatrice e sono stata sia ottimista, ma anche un po’ nervosa, quando mi è stata confermata la destinazione di Porto Sant’Elpidio, vista la drammaticità degli eventi.”

 

E una volta arrivata?

“Ho subito capito che la realtà era differente da quanto avevo immaginato: ho constatato in primis l’imprevedibilità delle cose. Vista la situazione, gli scenari e le esigenze delle persone cambiavano continuamente, facendomi impegnare non poco nella gestione di ogni tipo di imprevisto.
Poi, rispetto a come ero abituata a dare un aiuto psicologico alle persone, all’interno di uno studio in determinati orari, mi sono trovata invece ad effettuare supporto psicosociale per tutto un intero Campo.
Vista la divisa di Croce Rossa che indossavo, le persone si avvicinavano frequentemente non solo per parlare e sfogarsi, ma anche per manifestare esigenze basilari: necessità di farmaci, contatti con le istituzioni, contatti con parenti e conoscenti. Ed in queste persone “vedevo” il trauma, notavo la loro tristezza e rassegnazione per mezzo dei loro silenzi e dei loro sfoghi.
Successivamente, visti gli orari ed i compiti stabiliti, ed indossando sempre la divisa di Croce Rossa, mi sono resa conto di far parte di un unico gruppo di persone, formato da Vigili del Fuoco, Volontari di diverse Associazioni, Scout, Forze dell’Ordine, Militari, tutti a disposizione dei terremotati.”

Com’era organizzata la tua giornata?

“Dalle 8 alle 14 prestavo servizio presso una delle molteplici postazioni di supporto psicologico, sia all’interno che all’esterno del Campo: punti di Ascolto, di Accoglienza e spazi ludici per i bambini. Dopo pranzo, dalle 15 fino alle 20, continuavo o ad essere impegnata in qualità di Psicologa oppure potevo decidere di operare in diversi altri modi: distribuzione di materiali alle persone, attività di gestione o amministrativa, attività con i bambini ecc. .
Andavo a cena e poi, con gli altri Psicologi, ero impegnata nel debriefing, in cui si discuteva dei bisogni e delle richieste delle persone, analizzandole tutte e scegliendo le più opportune soluzioni da dover applicare.”

 

Che tipo di esigenze hai dovuto gestire?

“Ho avuto a che fare principalmente con genitori e con bambini.
Tra i genitori vi era molta preoccupazione per il comportamento dei figli, a seguito dei ripetuti shock causati delle scosse e dalla perdita delle proprie abitudini e certezze.
Molti bambini invece, oltre ad avere problemi di insonnia, erano meno predisposti al distacco dei genitori, manifestando insicurezza nello svolgere azioni di “routine”, tipo l’andare in bagno, senza la presenza dei genitori.”

Come è stato per te l’essere un forte riferimento anche per i bambini?

“Mi ha stupito la loro spontaneità nel parlare e raccontare, senza il bisogno di fare tante domande. Bastava per esempio disegnare insieme a loro per fargli esprimere l’esperienza diretta col terremoto, ascoltando la limpida descrizione delle loro reazioni e dei moltissimi dettagli, ancora fortemente impressi.
Ho capito che i più piccoli hanno molte risorse e, nella maggior parte dei casi, reagiscono molto alle reazioni dei genitori: paura e stress dipendevano dalle espressioni sui volti dei genitori e, da queste, potevano essere attenuate o, addirittura, amplificate.
Ovviamente ho provato anche tanta tenerezza e gioia quando li vedevo sorridere, quando mi regalavano i loro disegni oppure sapere che, “semplicemente”, ricordavano il mio nome.”

Cosa ti è rimasto sostanzialmente di questa esperienza?

“Un approccio diverso a certe cose, assolutamente in positivo, nonostante per molti aspetti l’ambiente lì era tendenzialmente cupo.
Stando a stretto contatto dei sopravvissuti al sisma, prima di tutto ho capito ancora di più l’importanza delle relazioni: quando perdi la tua casa e la tua routine, ti rimangono invece le persone care e ti rendi conto che questa è la più grande ricchezza che tu possa avere!
E da queste relazioni puoi ricominciare: ricordo infatti il colloquio con una coppia con una bimba piccola, avevano subìto la distruzione della propria casa, sulla quale avrebbero dovuto pagare ancora il mutuo, ed erano riusciti a mantenere solo un’occupazione in due. Durante quel colloquio, vista la situazione e la perdita della casa, delle certezze e delle sicurezze, mi sono sentita di dire che tutti e tre, in questa situazione, adesso erano la “Casa”: ho subito visto più forza e determinazione nei loro volti.
E’ questo il più grande insegnamento, tra i tanti, che mi porto da questa esperienza, cioè che sono le nostre relazioni più care a costituire la nostra “Casa” e non esclusivamente il luogo fisico in cui viviamo.
Poi ho percepito il vero senso della parola “Umanità”, uno dei 7 principi di Croce Rossa: l’essere di aiuto a persone sconosciute, l’impegnarmi ad essere di supporto verso chiunque, senza differenze e senza esitazioni.”

© Croce Rossa Agro

Categorie: News

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